Percorro con gli occhi i titoli dei libri, così ordinatamente ben riposti nella mia libreria.
Non so ancora cosa cerco.. fino a quando la mia mano improvvisamente si muove in avanti e afferra l'Etica Nicomachea.
Aristotele.
Ho sempre amato le parole, ma ho imparato anche a guardarmene.
Ho capito che se non hanno fondamento nei fatti sono vuote, vacue, mere esercizi di retorica volte ad ottenere consenso.
Un consenso ben poco duraturo, tra l'altro.
Apro e sfoglio il tomo, cercando tre questioni fondamentali che riemergono in maniera confusa dalla mia memoria filosofica.
Ho bisogno di chiarezza e se non riesco ad ottenerla da TE significa che la troverò altrove:
Il principio costituisce più che la metà del tutto, cioè che per suo mezzo diventano chiare molte delle cose che si vanno cercando.
(Aristotele, Etica Nicomachea, I, 7, 1097a7 - 1098b8, trad. di C. Mazzarelli, Rusconi, Milano, 1993)
L'importanza delle premesse..
Nulla può cambiare una premessa completamente sbagliata e completamente sbagliato è anche l'edificio che si costruisce su di essa: irrimediabilmente destinato al crollo.
Ma soprattutto:
E se uno compie delle azioni in conseguenza delle quali sarà ingiusto, e lo sa, sarà ingiusto volontariamente; né certamente basterà volerlo, per cessare di essere ingiusto e per essere giusto.
Infatti, neppure il malato può diventar sano solo volendolo. E se questo è il caso, è volontariamente che si trova in stato di malattia, in quanto vive da incontinente e non dà retta ai medici. All’inizio, sì, gli era possibile non ammalarsi, ma, una volta lasciatosi andare, non più, come uno che ha scagliato una pietra non può più riprenderla: tuttavia, dipende da lui lo scagliarla, giacché il principio dell’azione è in lui. Così anche all’ingiusto ed all’intemperante all’inizio era possibile non diventare tali, ragion per cui lo sono volontariamente: una volta divenuti tali, non è loro più possibile non esserlo.
(Aristotele, Etica Nicomachea, III, 5, 1113b - 1114a, trad. di C. Mazzarelli, Rusconi, Milano, 1993)
Fu grazie all'Etica Nicomachea che quattro anni fa trovai il coraggio per uscirne, troncare definitivamente con lui e non volerlo più nella mia vita.
Fu grazie ad Aristotele, che dalle pagine mi gridava che ognuno ha scelto e continuamente sceglie ciò che è o ciò che vuole diventare, che smisi immediatamente di giustificare frasi e comportamenti e modi di essere.
Ognuno sceglie e di questa scelta è completamente responsabile.
E cominciai anche ad odiare il relativismo, quel relativismo sbandierato per giustificare azioni, pensieri e comportamenti.
L’uomo virtuoso, infatti, concorda con se stesso, e desidera sempre le stesse cose con tutta l’anima. E, quindi, vuole per se stesso ciò che è bene e tale gli appare, e lo fa (giacché è proprio dell’uomo buono praticare il bene in continuità) e a vantaggio di se stesso (a beneficio dell’elemento intellettivo che è in lui, elemento che si ritiene che costituisca ciascuno di noi): e vuole vivere e conservarsi, e che viva e si conservi soprattutto la parte con cui pensa. Infatti, per l’uomo di valore è un bene esistere, e ciascuno vuole per sé il bene, ma nessuno sceglie di avere tutto a condizione di diventare un altro (giacché anche ora Dio possiede il bene), ma rimanendo ciò che è: e si ammetterà che ciascuno è, o è soprattutto, la sua parte pensante.
(Aristotele, Etica Nicomachea, IX, 3-4, 1165b 22 - 1166a 18, trad. di C. Mazzarelli, Rusconi, Milano, 1993)
Aristotele allora mi salvò ed è a lui che continuamente ritorno per le mie scelte.
Non sei TU a fuggire il tuo presente.
E' il tuo presente, (che non sopporta gli "a che titolo" di convenienza, i paletti e le parole vuote), che ha deciso di andarsene.